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studio in collaborazione con l'Università di Roma "La Sapienza"
Nel Mediterraneo sono presenti differenti formazioni di origine biogenica, costituite dagli scheletri di vegetali ed animali marini biodepositori di carbonato di calcio (Laborel, 1987). Fra esse le cosidette “coralligene algal banks” (Laborel, 1987) sono costituite da alghe corallinacee e servono da substrato per un popolamento animale molto diversificato con valori di biomassa elevati, paragonabili a quelli delle scogliere madreporiche tropicali. Le prime descrizioni del “coralligène banks” sono state riferite da Pérès & Picard (1964) al cosiddetto “piano circalitorale”, situato sotto il limite inferiore della prateria di Posidonia oceanica, e distinte in “coralligeno di falesia” (su parete verticale) e “coralligeno di piattaforma” (su fondo mobile); in seguito altre formazioni sono state descritte al di sopra di questo limite, nel piano infralitorale (Laubier, 1966; Sarà, 1967; Hong 1980). La profondità alla quale queste formazioni si possono formare è perciò molto variabile, secondo la tipografia e la trasparenza delle acque: su fondi pianeggianti si va dai 12- 15 m per il cosiddetto “coralligeno di piattaforma infralitorale” del golfo di Fos, nei dintorni di Marsiglia (Hong, 1980) e della Puglia (Sarà, 1967) ai 130 m del coralligeno di piattaforma circalitorale dell’Egeo (Pérès & Picard, 1964).
Lo studio Sono state prese in esame le secche di Torre Flavia situate circa 25 km a nord delle foci del Tevere. Si tratta di strutture importanti dal punto di vista geomorfologico e della fisiografia costiera, perchè arrivano a inflettere la linea di riva. Nel resto del Lazio mancano strutture simili, tranne che a Punta Morelle. La fisiografia della secca principale è stata definita per mezzo di una campagna col sonar a scansione laterale (side-scan sonar) e di una dettagliata mappatura batimetrica, integrate da immersioni volte a controllare l’interpretazione del sonar e a raccogliere campioni ( clicca per vedere la figura). Il materiale raccolto, è stato successivamente smistato: i principali organismi di dimensioni superiori ad 1 mm sono stati identificati e conteggiati come numero di individui per gli organismi solitari e area di ricoprimento per le specie coloniali. Per orgni specie è stata definita la loro funzione nell’associazione secondo Hong (1980): 1)costruttori, 2)distruttori, 3)utilizzatori. I principali costruttori sono Alghe e Briozoi, seguiti da Policheti Serpuloidei e Molluschi Bivalvi. Al momento si possono avanzare solo alcune ipotesi sulla natura delle secche: 1. Possibili strutture (geologiche [beach–rock] o biologiche [mattes, panchina]) relitte del precedente periodo di alto stazionamento eustatico (Tirreniano 120 k anni fa). In quel periodo si sarebbe avuto un’estesa piattaforma circa parallela all’attuale linea di riva: la piattaforma sarebbe poi stata dissecata dai corsi d’acqua durante il basso stazionamento eustatico causato dalla glaciazione wurmiana e i 3 residui sarebbero poi stati ricolonizzati durante la successiva e attuale fase di alto stazionamento; 2. Condizioni ambientali particolari, essenzialmente dovute all’alta torpidità (almeno dei livelli d’acqua più superficiale) causata dalla diffusione del carico torbido tiberino, potrebbe aver favorito la colonizzazione dei fondali che porta al coralligeno, in un ambiente solitamente dominato da P. oceanica. Tale elevata torpidità potrebbe anche essere la causa dell’apparente ipersviluppata attività biocostruttrice; 3. La presenza di un basamento geologico litificato, ancorchè non individuato nei rilievi sismici, potrebbe spiegare l’esistenza delle secche, anche se la costanza della profondità a cui si rinviene il cappello richiama più un controllo energetico/biologico piuttosto che geologico. Anche se al momento la ricerca è nel pieno dello svolgimento e non si possono avanzare che ipotesi sulla natura/struttura delle secche, il tema è estremamente affascinante e potenzialmente ricco di ricadute sulla conoscenza dell’attivitià biocostruttrice in area extratropicale.
Giovanni Celletti
Tratto da: “Possibile origine biologica di secche costiere in zona a clima temperato e microtidale” - autori: F.L. CHIOCCI, C. CHIMENZ GUSSO, G. CELLETTI, L. ARGENTI, R. DI GERONIMO, R. DARCHINO, S. D'ANGELO, R. MATTEUCCI.
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